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lunedì 3 ottobre 2011

Funghi-Controlli gratuiti da parte delle ASL



Estratto dal bollettino dell'ASL di Alessandria:

Le poche precipitazioni da inizio settembre non fanno certo sperare in una stagione eccezionale per i funghi nella nostra provincia. Tuttavia come ogni anno dalla prossima settimana parte il servizio di controllo micologico organizzato dall’ASL AL, che si protrarrà fino al 15 novembre e oltre se necessario. L’iniziativa, che rientra negli interventi di prevenzione della salute, è di indubbia importanza per evitare possibili casi diintossicazione o avvelenamento dovuti all’ingestione di funghi non commestibili.
Da lunedì 19 settembre quindi gli esperti micologi del Servizio Alimenti e Nutrizione dell’ASL saranno a disposizione del pubblico per esaminare i funghi raccolti, rilasciando un certificato che attesta la loro commestibilità e ne indica le corrette modalità di consumo. Le prestazioni del Micologo sono gratuite per i privati raccoglitori e/odiretti consumatori.

Sedi ed orari dell’ispettorato micologico dell’Asl Al
(periodo dal 19 settembre al 15 novembre 2011)

Casale Monferrato
presso il Servizio di Igiene Alimenti e Nutrizione- via Palestro 41:
Martedì e Venerdì dalle 9 alle 10,30 Lunedì e Giovedì dalle 14,30 alle 15,30 - tel. 0142 434531-543

Alessandria
presso il Servizio di Igiene Alimenti e Nutrizione - via Venezia 6:
dal Lunedì al Venerdì dalle 14 alle 15 - tel. 0131 307800

Tortona
presso il Servizio di Igiene Alimenti e Nutrizione , via Milazzo 1 (ex Caserma Passalacqua):
il Martedì dalle 14.30 alle 15.30 tel. 0131 865300

Acqui Terme

presso il Servizio di Igiene Alimenti e Nutrizione via Alessandria, 1.<.
Lunedì dalle 14 alle 15 - tel. 0144 777448

Ovada
presso il Servizio di Igiene Alimenti e Nutrizione, via XXV Aprile, 22 :
Lunedì dalle 15,30 alle 17 - tel. 0143 826664

Novi Ligure

presso il Servizio di Igiene Alimenti e Nutrizione, via Papa Giovanni XXIII,1 :
Martedì' dalle 16 alle 17 - tel. 0143.332638

Al di fuori degli orari stabiliti, per richieste straordinarie o di effettiva urgenza, è possibile telefonare ai numeri citati per avere informazioni circa la contattabilità del micologo.

Doriana

martedì 23 agosto 2011

Cavie umane a buon mercato




"Allo stato attuale delle conoscenze, la sperimentazione col volontario sano è una tappa obbligata e ineliminabile per la creazione di un nuovo farmaco". Così si è espresso a scanso di equivoci in un recente intervento su Tempo Medico il bioetico Maurizio Mori, membro della consulta di bioetica. Del resto, oggi, progettare farmaci è sempre più complicato ma un punto rimane fermo: per dire se un farmaco veramente funziona bisogna somministrarlo a un malato. E le aziende devono radunare un quantitativo considerevole di individui e convincerli a inghiottire un rimedio non certificato e dagli effetti collaterali incerti. Il trial, poi, come illustra più diffusamente un altro articolo contempla tre fasi, di cui la prima testata su qualche dozzina di soggetti sani. E se negli anni '80 un nuovo farmaco veniva testato su 1300 volontari per un totale di 30 trial. A metà degli anni novanta si era già saliti a 4200 soggetti e 68 trial. Se un tempo, perciò, si prendevano in considerazione farmaci che portavano il tasso di mortalità per malattie cardiovascolari dal 20 al 15%, oggi si parla di sostanze che portano il tasso di mortalità dal 6 al 5%. E un effetto così impercettibile richiede molti pazienti. Detto questo è necessario stabilire dei criteri etici per il reclutamento di volontari. La china che sta prendendo la situazione infatti non è delle migliori, con una preoccupante gara al reclutamento della "cavia" più a buon mercato. Due i trend in questo settore. Stati Uniti e Gran Bretagna, i paesi in cui si concentrano i due terzi dei profitti farmaceutici mondiali, si rivolgono a paesi in via di sviluppo, l'India su tutti. Le cavie per i laboratori europei sono invece reclutate nei paesi periferici dell'Est europeo. Zone economicamente depresse dove il rimborso ottenuto per la sperimentazione è molto agognato. Altrimenti come spiegare che in occidente solo il 3 per cento dei malati di cancro accetta di prendere parte a delle sperimentazioni (fonte Wired) e in America negli ultimi cinque anni il numero di cardiopatici che hanno firmato per testare nuovi farmaci si è dimezzato? Non può bastare ipotizzare un inguaribile ottimismo dei paesi sottosviluppati. Il fatto è che nel settore farmaceutico, come in altri settori industriali, la soluzione al problema della lentezza nella sperimentazione di nuovi farmaci risiede nell'outsourcing. Invece di pezzi di ricambio per computer però lo strumento sono pazienti. E il caso indiano è sicuramente emblematico.

Il caso indiano
Circa la metà dei trial attualmente in corso viene condotto in regioni lontane dalla sede d'origine della casa farmaceutica, in paesi come l'India, la Cina e il Brasile. E si prevede che il giro d'affari dei trial clinici in India entro il 2010 raggiungerà il miliardo e mezzo di dollari. Ma perché proprio l'India? Bassi costi di ricerca e abile forza lavoro per condurre gli esperimenti. In più va detto che il governo indiano ha abrogato una vecchia legge che limitava i tipi di trial che aziende farmaceutiche straniere potevano condurre nel paese. Non è più così necessario che i farmaci in sperimentazione siano prima certificati come sicuri nelle sperimentazioni nel paese d'origine. Inoltre i volontari che si sottopongono alle sperimentazioni sono "naive" ossia ancora incontaminati, perché non sottoposti al bombardamento farmacologico cui sono soggetti gli occidentali. Qualche problema, peraltro, le aziende si sono trovate ad affrontarlo. E' il caso di due industrie farmaceutiche, Shanta Biotech e Biocon, che sono state indagate per aver condotto a esperimenti illegali che portarono a otto morti. Certo che se si pensa che una multinazionale come Boehringer Ingelheim ha garantito ai partecipanti ai trial due visite mediche gratuite all'anno per ognuno dei tre anni di durata della ricerca e che per ogni persona coinvolta nello studio l'ospedale indiano coinvolto avrebbe ricevuto 30 mila rupie (circa 650 euro), si può ben capire quanto le sperimentazioni di questi farmaci possano essere allettanti. Il grande dilemma etico che aleggia però è se sia giusto, in paesi dove il problema più grande sono i morsi di serpente e gli avvelenamenti da insetticida testare farmaci per l'osteoporosi e il colesterolo alto. Dilemmi da globalizzazione.


Fonti:
Dica 33
Wired
BBC Health
Tempo Medico

Doriana

giovedì 15 luglio 2010

Omeopatia





L'Omeopatia è annoverata fra le medicine alternative che più hanno avuto successo nel mondo occidentale.
Il tutto nacque da un'idea del Dott. Hahnemann, medico tedesco del fine '700- metà '800, che sperimentò, soprattutto su se stesso, gli effetti di sostanze, opportunamente diluite, quali il mercurio, il cromo, arsenico.
Il principio su cui si basa questo tipo di medicina è molto semplice:" il simile cura il simile "
( similia similibus curantur).
Omeopatia deriva dal greco Omeos e Pathos, rispettivamente simile e sofferenza, e si basa sulla proprietà curativa di certe sostanze che, inducendo sintomi simili alla malattia, in dosi fortemente diluite ne provocherebbero l'effetto contrario.

Ora io penso che ci sia molta credenza e poca sostanza. Il dibattito è ancora molto aperto e, cosa molto importante, non ci sono dati scientifici seri che provino la validità dell'omeopatia.
La medicina e la farmacologia tradizionale è chiamata Allopatica, cioè antagonista della sofferenza, basata su reazioni biochimiche che avvengono all'interno del nostro corpo, per combattere la malattia stessa ed è validata scientificamente.
Quello che si contesta alla omeopatia è la validità farmacologica non il metodo di indagine.
I composti omeopatici hanno diluizioni dell'ordine di C o D, ovvero centinaia 1/100 e decine 1/10. Per fare un esempio una soluzione 1C una parte di sostanza viene diluita in cento parti di diluente. I prodotti omeopatici sono nell'ordine di 12 C , cioè questo procedimento ripetuto per 12 volte!! Alla fine la sostanza attiva è talmente diluita da non avere più una presenza significativa
( siamo nell'ordine di 10 alla dodicesima volte diluita).La scienza omeopatica è proprio su questo che si basa, le forti diluizioni provocherebbero una reazione dell'organismo contro la malattia.
Il principio dei vaccini si basa proprio su questo, sulla diluizione, anche se con proporzioni molto diverse e comunque vanno ad attivare il sistema immunitario, mentre qui non si hanno ancora studi scientificamente provanti il principio omeopatico.

Nelle farmacie italiane questo tipo di medicinale non è riconosciuto dal servizio sanitario nazionale, quindi non è rimborsabile, tranne alcuni casi di intervento delle regioni.
Questa volta spezzo una lancia in favore di ciò, mi spiego meglio:
Come ho detto prima non esiste una pubblicazione seria scientifica che annoveri questa farmacologia fra le cure possibili con tanto di sperimentazione e verifica dei dati.
Aggiungo la tendenza di molti pazienti a curarsi da soli con questi prodotti, credendo di essere in grado di fare l'autodiagnosi e di consegueza assumere i giusti prodotti.
Personalmente non trovo pericolosa l'omeopatia, ma sicuramente non efficace come sbandierato da molte parti.
Forse bisognerebbe partire dal principio di una integrazione fra le due medicine, ma sempre dopo aver fatto studi molto seri.
La mia raccomandazione è sempre la stessa, rivolgetevi sempre a un medico, e se avete un banale raffreddore non preoccupatevi, in due-tre giorni passa senza farmaci.
Non fatevi fuorviare dal bussiness del raffreddore:))))


Doriana